Perarolo di Cadore
Il paese sorge alla confluenza tra il fiume Piave e il torrente Boite ed è stato, dalla fine del ‘300 sino agli inizi del ‘900, un importante porto fluviale per il commercio di legname proveniente da Carnia, Tirolo e Corinzia, destinato alla costruzione di navi a Venezia. Il nome deriva da una singolare consuetudine augurale: esso infatti indicherebbe il sasso apotropaico da gettare dietro le spalle quando si giunge ad un bivio, che nel caso specifico è rappresentato dalle due valli confluenti.
Il commercio portò fama e ricchezza nel borgo cadorino e proprio a quest’attività sono legati i due “cidoli” (strutture a saracinesca poste a sbarramento dei corsi d’acqua) che servivano a smistare il legname in fluitazione.
Due segherie della zona erano di proprietà di Francesco e Tiziano Vecellio che sempre ha mantenuto
in Cadore i suo interessi economici con segherie, commerci di legname e mulini ed il Museo del Cidolo e del legname raccoglie una serie di documenti relativi alle attività commerciali della famiglia.
Il grande pittore non ebbe però con Perarolo solo rapporti d’affari: nel 1525 sposò infatti Cecilia figlia del “quondam ser Alo de maistro Jacomo, barbier della villa de Perarolo de Cadore”.
Nella Chiesa di San Rocco, eretta nel ‘500 ma ricostruita nel secolo scorso dopo un’inondazione del torrente Boite che la danneggiò profondamente, si conserva uno dei più bei dipinti attribuiti a Francesco Vecellio: la pala, dipinta intorno al 1520, raffigurante La Madonna con Bambino e i santi
Rocco e Sebastiano spesso invocati contro la peste.
La tela presenta un elevato equilibrio formale che sorprende per la particolare attenzione ai particolari e per l’utilizzo di colori caldi.
Nebbiù
Nebbiù è posta sulle prime pendici degli avancorpi meridionali dell’Antelao ed è punto di vista panoramico sui monti della sinistra orografica del fiume Piave che segnano i confini con il Friuli.
Accanto al centro abitato sorge la Chiesa di San Bartolomeo dove all’interno si conserva la pala di Marco Vecellio Madonna con Bambino e Santi Antonio Abate, Lucia e Maria Maddalena del 1584.
Nell’alto della composizione, tra le nubi dorate, appare Maria con il Bambino, mentre in primo piano sono riconoscibili i tre santi: sulla sinistra Santa Lucia che assicura ai fedeli la protezione della vista; al centro Sant’Antonio Abate invocato contro le malattie infettive e a destra si riconosce molto probabilmente Santa Maria Maddalena.
Calalzo di Cadore Antico insediamento e oggi importante centro turistico sviluppatosi su un terrazzo morenico che si affaccia sul lago artificiale di Centro Cadore ricavato sbarrando il fiume Piave Calalzo è inserita in uno splendido scenario naturale e si caratterizza per un’edilizia di pregio che alterna “tabià” a solide costruzioni ottocentesche, tra le quali emerge la Chiesa di San Biagio Vescovo e Martire in cui si conservano otto dipinti (1566) di buona qualità cromatica che un tempo decoravano entrambi i lati delle quattro portelle del reliquiario e che costituiscono l’unica opera documentata di Orazio Vecellio; le tele rappresentano sul recto l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi e la Presentazione mentre sul verso sono ritratti i Santi Pietro, Vito, Antonio Abate e Paolo.
Venàs (Valle di Cadore)
Quest’area, intensamente frequentata fin dall’antichità e per secoli principale centro commerciale del Cadore, ha restituito interessanti testimonianze archeologiche, tra cui reperti di civiltà protostoriche, un tratto della “via romana” e i resti di numerose strutture abitative del I-II secolo d.C.
Nell’abside della Chiesa di San Marco Evangelista ricostruita nell’ottocento mantenendo però la precedente parrocchiale tardogotica è conservato il trittico di Francesco Vecellio Madonna con Bambino e i Santi Marco, Lucano e Albino (1520 ca.)
San Vito di Cadore
Altre due opere di Francesco Vecellio sono visitabili nella Chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia e nella Chiesa della Beata Vergine della Difesa a San Vito di Cadore, cittadina di origine medievale oggi fiorente centro turistico situato nella suggestiva Valle del Boite, nel cuore delle imponenti Dolomiti.
Nella prima parrocchiale spicca la Madonna con Bambino e santi Ermagora, Vito, Giovanni Battista e Gottardo del 1524 realizzata subito dopo il ritorno del pittore dalla guerra di Cambrais; mentre nella Madonna con Bambino e santi Ermagora e Antonio Abate (Chiesa della Beata Vergine della Difesa) Francesco esprime una particolare attenzione per l’impianto compositivo e l’alta qualità della pittura è dimostrata da una pennellata sicura e disinvolta.






