Da sempre legato alla figura e all’arte del maestro e alla famiglia dei Vecellio, che a Pieve hanno lasciato importanti testimonianze artistiche e documentarie, il Magnifico Comune di Pieve ha origini antiche. I romani infatti vi collocarono il primo insediamento, da cui si sviluppò nel tempo il centro civico della Comunità del Cadore, intorno alla chiesa di S. Maria Nascente, madre di tutte le altre chiese. Quindi, lo sviluppo degli scambi con Venezia a seguito della dedizione alla Serenissima del 1420 portò alla formazione di una classe mercantile locale, arricchitasi con il commercio e la lavorazione del legname, commercio che vide attivi anche i Vecellio e lo stesso Tiziano; a partire dal XVI secolo questo ceto si fece committente di quei nobili palazzi, che tuttora nonostante gli interventi
edilizi post ottocenteschi conferiscono all’abitato un decoro inusitato per il contesto territoriale.
Tra questi anche la Casa natale di Tiziano e quella di Tiziano l’Oratore. Il Magnifico Comune di Pieve è stato quindi protagonista di una progressiva espansione intorno al nucleo storico, corrispondente in epoca recente allo sviluppo delle attività commerciali e dell’industria dell’occhiale, oltreché di un qualificato turismo soprattutto estivo.
La possibilità ora di ospitare, grazie alla collaborazione con la Provincia di Belluno, una sezione tanto significativa della mostra dedicata al grande artista del Cinquecento, viene a confortare l’impegno e gli sforzi compiuti in questi anni dall’amministrazione comunale, per dare forte e crescente impulso alla cultura intesa come fondamentale volano per lo sviluppo del turismo e finalizzata perciò alla conoscenza all’interno e all’esterno di Pieve e del suo patrimonio di storia e di arte.
Altro importante riconoscimento di tale lavoro è stata per altro la nomina regionale di Pieve Città veneta della cultura, anno 2004. Inoltre essa è entrata nel novero delle Città murate e partecipa del progetto Perle delle Alpi, che promuove lo sviluppo di tutte le forme di mobilità ecologiche (piste
ciclabili, ferrovie, auto elettriche) tramite la costituzione di una Associazione Internazionale di 17 Comuni di Paesi dell’arco alpino (Francia, Svizzera, Austria, Germania e Italia).
Il palazzo della Magnifica Comunità di Cadore
La Magnifica Comunità di Cadore è una antica istituzione, che comprende l’intero Cadore, con propri statuti e una autonomia riconosciuta prima dal Patriarca di Aquileia e quindi dal 1420 dalla Repubblica di Venezia; autogoverno mantenuto fino al 1807, quando l’introduzione del Codice napoleonico e del sistema di amministrazione locale ne segnarono la fine. Nel 1875 la Magnifica Comunità di Cadore risorse, per volontà dei Comuni del Cadore (il Consiglio è composto dai 22 rappresentanti degli stessi, da 6 consiglieri tecnici e, di diritto, dall’arcidiacono del Cadore), come ente morale finalizzato alla conservazione e promozione dell’unità spirituale e culturale del territorio.
La decisione dunque di ospitare una sezione della mostra “Tiziano. L’ultimo atto” nella sede della Magnifica Comunità di Cadore non è casuale. L’evento viene a coronare un destino ed una missione che la Magnifica sente propri e che porta avanti con orgoglio fin dalla sua ricostituzione. La sede della Comunità è infatti un palazzo quattrocentesco che si affaccia sulla piazza centrale di Pieve, intitolata appunto a Tiziano; distrutto e ricostruito due volte nel corso del Cinquecento, oggi l’edificio conserva sostanzialmente la fisionomia originaria, salvo una serie di ristrutturazioni esterne e interne operate nel tempo.
Oltre al Museo Archeologico, ospitato al secondo piano, importanti testimonianze storico-artistiche, soprattutto legate alla vita e all’opera di Tiziano e della famiglia, sono conservate nel palazzo: come La dedizione del Cadore a Venezia di Cesare Vecellio, un dipinto allegorico di Marco Vecellio, i busti di cadorini illustri e la biblioteca tizianesca di Celso Fabbro unica per la sua preziosità custodita nell’ufficio del Presidente, dallo splendido soffitto a cassettoni intagliati.
Tra le testimonianze tizianesche, oltre alle sue lettere autografe, vanno ricordati il sigillo e il diploma con il quale Carlo V nomina Tiziano conte palatino e alcuni importanti archivi sempre tizianeschi.





