Tiziano. L'ultimo atto. 15 settembre 2007 - 6 gennaio 2008

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Colore e luce: sono questi i due elementi inscindibili e il segreto dell’arte suprema di Tiziano, in giventù come in vecchiaia; il senso del colore come materia che “fa” il quadro.

Ma la pittura degli ultimi anni è una resa dei conti con la vita. Una densità materica che invade la scena e riempe gli spazi; una pennellata greve e sporca; un “terribile ed acuto lume”, come lo definì Lomazzo, che si sostituisce alla maniera luminosa e tonale del periodo giovanile.

Tiziano giunge così alla disgregazione del tessuto disegnativo e plastico delle figure, attraverso un personalissimo e impegnativo procedere che lo vede tornare e rirtonare sulle sue opere, alla ricerca di una palpitazione e di un’intensità psicologica prima impensabili.

Scrive Marco Boschini in una celebre pagina in cui riporta la testimonianza diretta di Palma il Giovane: “abbassava i suoi quadri con una tal massa di colori, che servivano(...) per far letto. a base alle espressioni, che sopra poi li doveva fabbricare; e ne ho veduti anch’io de’ colpi rissoluti con pennellate massicce di colore, alle volte d’un striscio di terra rossa schietta, e gli serviva (...) per mezza tinta; altre volte con una pennellata di biacca, con lo stesso pennello, tinto di rossi, di nero e di giallo, formava il rilievo di un chiaro, e con queste massime di dottrina faceva comparire in quattro pennellate la promessa di una rara figura. Dopo aver formati questi preziosi fondamenti, rivolgeva i quadri alla muraglia, e gli lasciava alle volte qualche mese senza vederli; e quando poi di nuovo vi voleva applicare i pennelli, con rigorosa osservanza li esaminava, come se fossero stati suoi capitali nemici, per vedere se in loro poteva trovare effetto, e scoprendo alcuna cosa che non concordasse al delicato suo intendimento, come chirurgo benefico medicava l’infermo, se faceva bisogno di spolpargli qualche gonfiezza o soprabondanza di carne(...). Così operando, e riformando quelle figure, le riduceva alla più perfetta simmetria che potesse rappresentare il bello della natura, e dell’arte; e dopo fatto questo, ponendo le mani ad altro, fino a che quello fosse asciutto, faceva lo stesso; e di quando in quando poi copriva di carne viva quegli estratti di quinta essenza, riducendoli con molte repliche, che il solo respirare loro mancava, ne mai fece una figura alla prima ( ma il condimento degli ultimi ritocchi era andar di quando in quando unendo con sfregazzi delle dita negli estremi de’ chiari, avvicinandosi alle mezze tinte, ed unendo una tina con l’altra; altre volte con uno striscio delle dita pure poneva un colpo d’oscuro in qualche angolo per rinforzarlo, oltre che qualche striscio di rossetto, quasi gocciole di sangue, che invigoriva alcun sentimento superficiale, e così andava a riducendo a perfezzione le sue animate figure. Ed il Palma mi attesta per verità che nei finimenti dipingeva più con le dita che con i pennelli”.

Ecco la nuova poetica di Tiziano. Il suo ultimo atto.

Come uno scultore che modella la creta, il Maestro sfrega i pigmenti con i polpastrelli; lavora con guizzi di luce che vibrano da dentro il quadro; non definisce le forme e dà un ricercato senso di incompiutezza, quasi ad esprimere l’angosciso interrogativo del suo animo insoddisfatto, fino all’abbandono di ogni naturalismo descrittivo.

Solo il sentimento, la segreta partecipazione emotiva, i bagliori di un artista disincantato di fronte alla morte.

Le opere in mostra sono suddivise in:

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